CANTANTI, GRUPPI, VIDEO

martedì 30 ottobre 2007

BLINK 182 (2003)


VOTO 3.5/5

L'EPILOGO MATURO

Di solito è il primo album ad avere il nome omonimo del gruppo, in questo caso i Blink 182 hanno deciso di fare il contrario forse per ricordare ai fans il loro contributo all musica e anche per segnare un cambiamento stilistico proprio nell'ultimo lavoro dei tre californiani. Questo ultimo cd è più curato, soprattutto musicalmente ma anche tematicamente. I suoni non sono più grezzi, anzi sono lavorati per essere puliti ma immediati e i testi sonomeno leggeri rispetto ai primi album e più contorti nell'interpretazione.


IL CD

Molti hanno criticato questo cambiamento, soprattutto per la qualità meno punk delle canzoni. Io invece l'ho apprezzato riuscendo a capire le esigenze dei componenti della band, che sulla soglia dei trenta, con moglie e figli, hanno sentito il bisogno più che il dovere di affrontare magari gli stessi temi ma in modo molto più razionale e meno istintivo.

La prima canzone è anche il primo singolo estratto, FEELING THIS. Canzone che parla del sesso e dell'amore, mettendo a confronto la parte passionale e fisica con quella sentimentale. Bell'intreccio delle voci dei due frontman Hoppus e Delonge. OBVIOUS è molto energica e già qui si sente come il suono della chitarra sia potente ma pulito, mentre in I MISS YOU già il beat rende tutto più particolare e anche la chitarra è soft lasciando spazio ad una canzone molto pop ma con uno stampo quasi Alternative. VIOLENCE è un'altra sorprendente dimostrazione di maturità. Ancora beat sofisticato, voci modulate del bridge più azzeccato degli ultimi tempi.Prima di STOCKHOLM SYNDROME c'è un bel interlude di una lettera che il nonno di Mark scrisse durante la seconda guerra mondiale alla sua amata e allieta prima della partenza della chitarra. Non so quanto la canzone dopo possa essere attinente al titolo che da il nome appunto alla sindrome dell'ostaggio che col passare del tempo sente un profondo legame simbiotico col suo detentore. DOWN è stilisticamente molto poetica e parla della nostalgia della persona amata.


THE FALLEN INTERLUDE fa da break prima di un energica e breve GO che forse tratta un'esperienza di vita di Hoppus ed è subito immediata e bruciante. ASTHENIA ha un intro forse troppo lungo, ma serve per creare l'atmosfera di un'astronauta solo nello spazio, che nonostante ciò non sa se tornare indietro. Una metafora su chi non vede più una vita davanti per delusioni e dolori. ALWAYS è una specie di ballata su due che vedono la loro relazione morire ma che vogliono farla sopravvivere in qualche modo. EASY TARGET calca un po' lo stile dei vecchi Blink ed è piacevole risentire quella chitarra sparata al ritornello con un brigde caotico ma che si stampa in testa. ALL OF THIS è il pezzo migliore e non solo per la collaborazione di SMITH dei CURE che con la sua voce calda e quasi stonata crea da sola l'atmosfera giusta, ma anche il beat e la chitarra riescono ad avvolgere il testo cantato e creare quella nostalgia canaglia velata di malinconia che si prova quando si è quasi sottomessi volontariamente a qualcuno. HERE'S YOUR LETTER non è niente di eccezionale, mentre I'M LOST WITHOUT YOU parte in sordina ma riesce a catturare l'attenzione e alla fine si lascia spazio a BARKER con più di un minuto di melodia e batteria fino al colpo finale di basso.


Un ultimo lavoro che lascia l'amaro in bocca, perchè i Blink 182 sono uno di quei pochi gruppi di cui vai a comprare il cd appena esce perchè sai che ti piaceranno le canzoni e perchè su ogni cd ci sono sei-sette pezzi che difficilmente si dimenticano. Questo ultimo lavoro è un po' diverso, ogni canzone ha qualche particolarità e forse se avessere continuato a maturare avrebbero potuto fare altri buonissimi dischi senza cadere troppo nella routine. Ma evidentemente i rapporti personali o le esigenze musicali hanno fatto prendere a DELONGE una strada più verso l'alternative/new wave mentre Hoppus e Barker sono rimasti ancorati e fedeli allo stile punk rock pop di sempre. Scelte da accettare e comunque la musica dei Blink 182 la ricorderanno molti ragazzi come fase di transizione da ragazzo a uomo, o presunto tale.

TAKE OFF YOUR PANTS AND JACKET (2001)



VOTO 3/5



INNO ALLA SPENSIERATEZZA

I Blink 182 rappresentano la generazione punk rock incazzata e leggera, che pensa a mandare a fanculo tutti e si interessa solo di ragazze/i con tutti gli annessi connessi. Dal 98 al 2002 il gruppo californiano è stato il portavoce di questo insieme di ragazzini con i pantaloni più bassi delle mutande, larghi a dismisura e quasi sempre neri. abbinati a magliette ancora più larghe e cappellino con visiera messo in testa di traverso. Insieme ai Green Day dei primi tempi i Blink rappresentamo questo, un ammasso di ragazzini e ragazzine coi pircieng e tatuaggi che se li fanno per andare contro chi non li accetta, non tanto per piacere personale. Dal punto di vista musicale i Green Day sono stati e sono superiori, ma il suono all'inizio un po' grezzo e principiante dei Blink si è cominciato ad affinare restando sempre nella semplicità immediata del punk rock.

IL CD

In questo penultimo lavoro della band ci sono due tipi di canzone: il primo insieme contiene tutti testi su ragazze, sesso e fine di una storia; il secondo insieme racchiude meno canzoni che parlano di una ribellione verso società, tradizioni e il sistema in generale.

Si parte con ANTHEM PART II che appunto ammonisce la mancanza di una guida per i giovani che si sentono un po' persi per colpa del sistema, ma che non si vogliono fare chiamare stupidi o incapaci. Il basso che apre ONLINE SONG è subito melodico e accompagna la voce di Hoppus che canta le vicende di una storia finita fra due teenagers. FIRST DATE è il terzo singolo estratto dal disco che parla del primo appuntamento in modo molto simpatico e abbastanza veritiero, tutto accompagnato da un buon giro di chitarra nel ritornello. HAPPY HOLIDAY YOU BASTARD è rapida e aggressiva ma solamente un banale sfogo ricco di insulti molto punk ma di certo non da ricordare per meriti musicali. Invece più interessante è l'arrangiamento di STORY OF A LONELY GUY che parla di solitudine e che vede il primo passo avanti della band per suoni e testi più maturi, ma pur sempre stra orecchiabili e più punk pop. THE ROCK SHOW è il primo singolo che ha lanciato questo lavoro, sicuramente lo stile Blink è espresso pienamente e considerando che è uscito a fine primavera è la canzone dell'estate 2001 per eccellenza. Il ritornello e la fine sono le cose più riuscite. STAY TOGETHER FOR THE KIDS (secondo singolo) è un po' la ADAM'S SONG dell'album, parla di problemi familiari visti dagli occhi dei figli e un profondo malessere nel vivere male tutta la situazione sentendo un profondo senso di ingiustizia. ROLLER COASTER parte con riff di chitarra e basso, con il testo che parla del ricordo di un amore. Altra prova di maturità con RECKLESS ABANDON con un inizio lento e malinconico di DELONGE e poi la chitarra con un riff azzeccato e tutta la canzone molto coinvolgente, compreso un bridge molto rapido ma che si imprime subito nella mente.

La cover EVERYTIME I LOOK FOR YOU è forse un po' troppo caotica ma con il chorus orecchiabile. GIVE ME ONE GOOD REASON tratta ancora il tema adolescienziale del sentirsi diversi anche solo per il modo di vestire e traccia un po' una divisione fra maschi e femmine. La penultima traccia SHUT UP è un completo vaffanculo verso qualcuno che vuole imporre qualcosa con la forza, ma ancora una traccia troppo caotica e la voce di Hoppus tende a stancare alla fine della canzone. PLEASE TAKE ME HOME è la canzone che chiude, a parte le varie bonus tracks presenti, l'album in modo leggero ma molto melodico, parlando di una coppia un po' diversa e che non riesce a trovare un punto in comune.

L'ultima cosa da dire su questo cd è l'evidente miglioramento da parte di TOM DELONGE sia musicalmente che nel componimento dei testi e la sua esecuzione, mentre MARK HOPPUS è un buon bassista ma per i suoi testi tende ad essere ancora un po' banale e scontato. La batteria non ha un ruolo fondamentale in questo cd, ma TRAVIS BARKER picchia forte e si sa, ma non è l'elemento principale anche se sempre fondamentale, soprattutto nel punk rock. Considerando la semplicità dei Bink questo è un buon album che può allietare l'estate o semplicemente una serata.

SOTTO IL VIDEO DEL SINGOLO STAY TOGETHER FOR THE KIDS





venerdì 26 ottobre 2007

UNPLUGGED (2005)


VOTO 5/5


UN BRIVIDO PERFETTO

Si sa che il marchio americano è quello della perfezione. Basta guardare lo sport, o anche una delle tante feste nazionali made in USA per capire come tutto deve essere studiato a puntino ed essere provato e riprovato finchè anche i capelli si muovano allo stesso modo della volta precedente. Anche in questo Unplugged di Mtv è tutto praticamente studiato e ripetuto a memoria, senza colpi di scena, vocalizzi improvvisati o microfoni spenti al momento sbagliato. Potrebbe andare a stufo un live così, ma quando c'è in primo piano qualcosa che già per conto suo rende tutto magico il resto passa in secondo piano e non rende questa magia pesante. Questo qualcosa è la voce di Alicia Keys, passionale, precisa, potente... praticamente perfetta.


IL CD

Citare tutti i pezzi sarebbe noioso e toglierebbe il brivido regalato al primo ascolto dell'album, che si apre con una preghiera cantata e subito con il ritmo di KARMA e HURT BURNIN, accorciate e riarrangiate per l'occasione. Non c'è niente fuori posto e tutto è splendido mentre la Keys intona A WOMAN'S WORTH come se fosse la prima volta e con il coro che è sempre puntuale e in assoluta armonia e fintamente improvvisato in alcuni momenti. Il nuovo pezzo UNBREAKABLE come STOLEN MOMENTS non è niente di stratosferico, ma sempre coinvolgente. Il massimo comincia con la cover HOW COME YOU DON'T CALL ME rivisitata e decisamente più accattivante rispetto a quella registrata per l'album d'esordio. La potenza e la passionalità hanno secondo me il suo apice con IF I WAS YOUR WOMAN, in questa versione soft che poi si apre alla fine che riesce a spiegare perchè certe cantanti possono solo essere apprezzate e ammirate dal vivo, cioè quando tutto è immediato. Ancora melodia con IF I AIN'T GOT YOU, pezzo amato dalla Keys e che a detta sua non riesce mai a stancarsi a cantarlo ogni volta.

Una piccola "pausa artistica" con una cover e un pezzo recitato tratto dal libro della Keys con sottofondo molto suggestivo, per poi tornare ai grandi livelli grazie alla canzone WILD HORSES dei Rolling Stones e il duetto con ADAM LEVINE, prima collaborazione del live. Davvero due voci talmente armoniose ma allo stesso tempo malinconiche per una poesia scritta da Mik Jagger e Keith Richard da riuscire a esaltare in tutto il suo splendore dialettico e musicale un'ennesima perfetta rivisitazione della versione originale tutta chitarra e voce. Pezzo commovente e di livello superlativo, grazie anche a Levine. Dopo di nuovo una hit, DIARY, che ancora si rinnova dalla versione del disco anche grazie alla splendida voce dell'unico corista uomo a disposizione della Keys che regala un finale emozionante, in acuti passionali e molto molto black. YOU DON'T KNOW MY NAME segue quasi fedelmente il pezzo registrato e poi FALLIN', che accenna al gospel sia all'inizio che alla fine, ma soprattutto l'intro trasporta tutti alla strofa e ritornello, ancora più accentuati nei vocalizzi estremi e poi un bridge assolutamente PERFETTO, che regala l'ultimo grande brivido.

Per me poteva concludersi tutto così, ma ci sono ancora due pezzi in medley che vedono la partecipazione di COMMON, DAMIAN MARLEY E MOS DEF che rendono forse tutto un po' caciarone rispetto alla classica linea degli Unplugged, ma come non si fa a perdonare questo piccolo neo ad un live così. E' tutto così perfetto e studiato a memoria che pensarci potrebbe togliere l'entusiasmo che l'album ti regala, ma poi pensi che è impossibile che anche la Keys e i suoi coristi non si emozionino quando si sentono così, come fossero un'unica cosa con la musica. Quella vera.

ECCO LA MAGIA DI WILD HORSES FEAT. ADAM LEVINE

martedì 23 ottobre 2007

SONGS ABOUT JANE (2003)


VOTO 3,5/5


UN SUONO NUOVO DA L.A.

Sentire questo cd per la prima volta non mi ha provocato nessuno sconvolgimento. Forse perchè troppo abituata ancora a certi stili e generi sempre più simili e ripetitivi. Dopo vari ascolti però sono riuscita a cogliere l'essenza musicale dell'album, questo Pop/Rock con leggere (ribadisco leggere) ma incisive comparse di melodie soul. La voce di ADAM LEVINE aiuta ad entrare nello spirito molto lirico dei pezzi e se ne resta affascinate per la sua adattabilità e trasparenza, soprattutto dal vivo. Peccato che poi il vortice inarrestabile del business porta a cadere nel ripetitivo sopra citato e che non abbia risparmiato i Maroon 5. La colpa è in gran parte loro, si sa che il profumo dei soldi è come quello dell'arrosto quando lo stomaco brontola e che i menu offrono arrosti di ogni tipo, quindi perchè non sedersi al tavolo dello show biz e mangiare fino ad esplodere?

IL CD

La partenza di SONGS ABOUT JANE è subito movimentata da beat decisi e dalla chitarra di HARDER TO BREATHE per poi essere seguito dal singolo hit THIS LOVE assolutamente orecchiabile, ballabile e canticchiabile, trio che è sinonimo di successo immediato. SHIVER già sfuma in un ritmo cadenzato e molto sensuale con la voce di Levine che non può che aiutare ad accentuare lo spirito sexy del pezzo. SHE WILL BE LOVED è la ballata pop per eccellenza e singolo che li ha praticamente serviti al pubblico di ragazzine dal cuore spezzato e non, con la sua melodia penetrante e impossibile da non ricordare. TANGLED mi ha colpito per il saper distinguersi dal resto con appunto uno stile pop/soul niente male, ma si ritorna al pop puro con THE SUN e MUST GET OUT, due pezzi carini, ma niente di più.

SUNDAY MORNING è l'ultimo singolo estratto dall'album e forse il migliore rispetto agli altri, per la sua capacità di entrare in testa ed essere così dolce e domenicale da volerlo ascoltare ogni domenica mattina, anche se c'è il sole. SECRET porta il livello ad un piano superiore, non di molto rispetto al resto, ma la dolcezza e acutezza della chitarra scandisce e crea un'atmosfera sensuale e sessuale, ma la cieligina sulla torta è la voce di Levine, assolutamente espressa al massimo in questa canzone. Il ritornello e il pre ritornello sono le cose da evidenziare di THROUGH WITH YOU. In NOT COMING HOME non era certo indispensabile il sottofondo del pubblico, sarebbe stata bella anche in versione studio. Di nuovo la chitarra e la voce riescono ad andare a braccetto come poche altri riescono a fare e questo senso di rivalsa espresso nel testo esce soprattutto alla fine, nel ritornello cantato pacatamente e ancora una volta sensualmente da Levine, che nella canzone che chiude il disco THE SWEETEST GOODBYE lascia andare appunto tutta la sua dolcezza e chiude con una punta di malinconia un disco che ha meritato l'attenzione che ha avuto, ma soprattutto per i pezzi che non sono stati singoli, molto più particolari e quelli che avrei voluto i Maroon 5 portassero avanti, ma sfortunatamente non l'hanno fatto.

Se devo aggiungere qualcosa, direi che se fossi la Jane alla quale è stato dedicato tutto l'album mi sentirei molto lusingata e me ne vanterei anche un po', ma dall'altro lato tutte le ragazze mi darebbero della stupida per essermi lasciata scappare un bel pezzo di ragazzo quale è Levine. Ma tutto non si può avere dalla vita.
Sotto una versione acustica della hit SHE WILL BE LOVED, da gustare.

giovedì 18 ottobre 2007

THE DIARY OF ALICIA KEYS (2003)




VOTO 4.5/5

VOCE E PERSONALITA'

Dopo l'enorme successo di SONGS IN A MINOR la Keys non poteva che aquisire ancora più sicurezza nei propri mezzi, migliorare utleriormente la qualità della musica ed usare al massimo l'estensione vocale. Il risultato è un album più maturo, più personale e più vario musicalmente. L'unica pecca è l'eccessivo numero di canzoni che appesantiscono un po' il finale, ma si sa che nei contratti discografici ormai si concorda anche il numero di parole in ogni canzone, quindi non me ne sorprendo e colgo il meglio di questo eccezionale lavoro.


IL CD

La partenza è d'atmosfera con HARLEM'S NOCTURNE che ci avvolge di una magia nottambula e coinvolgente. Subito si parte con un suono più fresco e ballabile con KARMA (terzo singolo) e HEART BURN, la prima dal violino penetrante e il testo sul tema sempre più americano del karma. La seconda ha un ritmo più trascinante e mostra la capacità della Keys di spaziare dal soul ad un R&B moderno e all'altezza delle icone di sempre del genere. IF I WAS YOUR WOMAN/WALK ON BY sono cover perfettamente riadattate e molto ritmate, forse rendono poco registrate e più dal vivo, ma si sa che per voci così il live è come il pane per i nostri denti. YOU DON'T KNOW MY NAME è il singolo che preannunciava l'uscita del disco. A parer mio un po' troppo lungo, ma tutto sommato si salva con i cori e il coinvolgimento melodico che si riesce a percepire.

Il pezzo DOC, quello che tutt'ora è fra i migliori e che la Keys stessa ammette di non stancarsi mai di suonare è il secondo singolo estratto, IF I AIN'T GOT YOU. In questo pezzo è tutto azzeccato e perfetto, il giro di piano, le strofe, il ritornello orecchiabile ma complesso vocalmente e un tema non rischioso ma adatto al genere, come quello dell'importanza dei sentimenti rispetto alle cose materiali. DIARY è il quarto singolo, un pezzo a mio parere fantastico che vede nel duetto finale fra voci nere maschili e femminile un trasporto passionale che si promette amore e protezione. DRAGON DAYS non è nulla di eccezionale, ma il refrain è orecchiabile ed entra in testa, WAKE UP non mi ha lasciato niente da menzionare. Di nuovo un ottimo refrain in SO SIMPLE, canzone che sta bene fra le ultime ma che viene schiacciata dalla precedente e la successiva, che sono la peggiore dell'album e quella che ricorda troppo FALLIN. Sto parlando di WHEN YOU REALLY LOVE SOMEONE, in cui il giro di piano e l'andamento del pezzo è pressocchè identico al singolo che ha lanciato la Keys. FEELING U, FEELING ME è un interlude molto sensuale che lascia spazio dopo poco alle ultime tre canzoni, di buon livello ma non memorabili.

Il voto iniziale non sembra rispecchiare ciò che ho scritto dopo, ma qualitativamente questo cd riesce a dare molto di più con sette canzoni rispetto all'intero album d'esordio, tuttavia ottimo nel suo genere ed essendo il primo. Questo per far capire che la Keys ha ancora margini di miglioramento da sfruttare appieno. Chissà che l'ultimo cd AS I AM in uscita fra poco meno di un mese possa prendere il pieno dei voti per la spigolosità e le tante collaborazioni che la Keys anticipato. Io lo spero e penso che possa essere il migliore lavoro dell'artista Newyorchese.

SAM'S TOWN (2006)


VOTO 4/5
IL DESERTO DELLA POESIA

Il ritorno dei Killers arriva dopo appena due anni dal primo album e il lavoro riesce a portare variazioni pur seguendo lo stile basedel gruppo. Quello che esce da SAM'S TOWN è una melodica poesia, più morbida di HOT FUSS ma a sprazzi più energica, grazie ad un maggiore spazio per i riff di chitarra più avvolgenti rispetto al primo disco. Brandon Flowers sfodera una poesia dopo l'altra e la sua voce rimbalza dai toni bassi e caldi fino a quelli alti e sull'orlo di una piacevole stonatura che rende ogni parola ricca di sentita emozione. In questo lavoro emerge la sua straordinaria personalità artistica.


IL CD

La canzone d'apertura, che porta il titolo dell'album è ricca di energia e questa viene fuori sia nel testo che nell'arrangiamento. L'ENTERLUDE è melodico e solo piano e voce che porta poi al primo singolo WHEN YOU WERE YOUNG abbastanza diretto ed immediato e sulla scia dei primi brani del gruppo. BLING (CONFESSION OF A KING) e FOR REASONS UNKNOWN sono le due perle, la prima diversa dalle solite canzoni che si ascoltano in giro, passionale e onirica. La seconda molto da Killers ma assolutamente trascinante e dal testo chiaro e nostalgico. READ MY MIND è il terzo singolo, canzone che narra un bisogno d'amore e dolcezza, con un intro fra i più azzeccati del disco. UNCLE JOHNNY esce fuori dalle righe della strada che fin qui prende il disco, ma il finale è contagioso ed esprime al meglio il conforto che può essere dato a chi fa uso della cocaina come sfogo da una vita forse monotona e dolorosa.

BONES (secondo singolo) parte con un "come with me" corale che sfila su un intro molto anni 80, poi il resto fila grazie alla voce sinuosa di Flowers e il ritornello stra orecchiabile, ma non per questo da criticare. MY LIST è ancora una canzone d'amore che vive la lontananza e che resta sempre su musiche rilassanti. THIS RIVER IS WILD rida la carica e ti spreme prima del finale, con quasi cinque minuti di adrenalina e un finale a scendere verso la tranquillità che solo la voce del frontman Flowers sa dare. WHY DO I KEEP COUNTING mostra le insicurezze e le domande senza risposta che la vita mette di fronte. La chiusura dell'EXITLUDE sembra quasi un epilogo di un capitolo della vita, che dona speranza e porta a termine una tracklist che spazia nel deserto che i The Killers hanno abitato e che sono riusciti a far fiorire.

Ora che sta per uscire SAWDUST, raccolta di rarities e B-sides non c'è da aspettarsi una qualità da album inedito, ma i Killers sanno sempre stupire quindi aspetto senza troppe pretese, ma con la certezza che avere anche il terzo loro disco sia solo un qualcosa in più.
SOTTO UNA VERSIONE DI SAM'S TOWN LIVE ACOUSTIC AT ABBEY ROAD.


giovedì 11 ottobre 2007

HOT FUSS (2004)


VOTO 4.5/5


L'ONDA DEL NEW WAVE

Sarà che nessuno in America si interessa davvero alla musica che viene da oltreoceano. Sarà che tutti immaginano Las Vegas come la strada piena di luci, casinò ed eccessi, mentre in realtà qualche chilometro più in là è solo deserto e poco più. Sarà che l'hip hop ha cominciato a stancare, ma i The Killers sono riusciti a portare nel 2004, anno in cui cominciasno ad uscire fuori rappar tutti uguali fra loro, un suono nuovo e molto anglosassone affiancato ad una poesia lirica che non ha lasciato scampo. Il carisma poetico del frontman Brandon Flowers lascia il segno in riff di chitarra penetranti e prevalenti in canzoni molto ritmate e dai temi più vari. Testi impliciti ma proprio per questo stuzzicanti e affascinanti, sempre alimentati dallo charme di Flowers che usa la voce senza limitarsi al compitino di cantare le frasi, anzi rende tutto melodico e talmente lirico da stupire sin dal primo ascolto.


IL CD

Quando comprai il cd, dopo essere rimasta affascinata dal video di MR BRIGHTSIDE, ci misi un po' ad adattarmi alla loro musica. Non per problemi miei, solo del mio orecchio che aveva passato l'ultimo anno e mezzo a sentire hip hop e rap di ogni tipo. Avevo bisogno di qualcosa di diverso e oggi posso dire che la scelta che feci fu una delle più azzeccate della mia vita.

JENNY WAS A FRIEND OF MINE colpisce subito, già dal primo ascolto, per l'intro prolungato e verso,ritornello,verso immediato e padrone del tuo udito. MR BRIGHTSIDE è la hit per antonomasia ma nemmeno tanto data la sua complessità poetica e un ritornello melodicamente perfetto. SMILE LIKE YOU MEAN IT è ancora diversa dalle precedenti e la chitarra non sgarra una nota. Il bridge è davvero il picco più alto del brano. SOMEBODY TOLD ME è il primo singolo, talmente ballabile da essere passato nelle casse delle discoteche per diverso tempo, ma anche nel suo beat disco resta la hit conosciuta anche da chi non sa chi siano i Killers. ALL THESE THINGS THAT I'VE DONE e ANDY YOU'RE A STAR sono le perle del cd e con i cori gospel non possono che essere due pezzi da novanta per tutti gli appassionati del gruppo. L'introduzione della prima tutta tastiera e voce pacata è l'ideale, mentre la chitarra nella seconda apre un mondo di immaginazione, quasi onirica.

ON TOP, CHANGE MY MIND come poi MIDNIGHT SHOW sono buone canzoni. La prima più cadenzata, le seconde due più trascinanti, una per la vocalità di Flowers, la seconda per la musica travolgente. BELIEVE ME NATALIE parte soft e poi si impenna alla fine con un ottimo refrain legato al bridge dal coro del ritornello. EVERYTHING WILL BE ALRIGHT è la ballata dell'album, autoprodotta, voce distorta e stile Garage. La bonus track GLAMOROUS INDIE ROCK&ROLL termina il disco con un atmosfera molto british e anche se non è un capolavoro, è da citare perchè le bonus tracks nei dischi risultano per la maggior parte delle volte inutili o pesanti.

Che altro dire, non c'è da meravigliarsi se i The Killers non sono in cima a tutte le classifiche, dato che le facce son sempre le stesse lì sopra. Ma è meglio così, i quattro ragazzi di Las Vegas restano con i piedi per terra e continuano a fare buona musica, il che è da elogiare visti i tempi.

mercoledì 10 ottobre 2007

SONGS IN A MINOR (2001)


VOTO 3.5/5
UNA VOCE, UN PIANO, UNA NUOVA STELLA

Vedere Alicia Keys cantare mi fa pensare alle grandi della musica di tutti i tempi: Billie Holiday, Aretha Franklin e tutte quelle poche grandi cantanti che ti ricorderai anche fra cento anni. Saper suonare il piano ad alti livelli e avere un dono naturale, quello di una voce superba e delicata allo stesso tempo non è poco e saper scrivere canzoni e interpretarle con un inconfondibile animo soul/black. Alicia Keys sa farlo e il suo cd d'esordio a 21 anni lascia tutti con la certezza che una nuova stella è nata. Perchè se si diventa icone Pop a sedici anni, pochi a ventuno sbancano i Grammy e suonano il piano a livelli notevoli. Lei è anche questo, ma non solo.


IL CD
In questo esordio forse non esce fuori la vera anima soul della Keys, ma ci sono pezzi in cui non si può negare la sua straordinaria intensità e femminilità. Su tutti i pezzi spiccano i singoli: FALLIN che ha anche il merito di essere stato il brano che ha lanciato il nuovo talento. Il giro di piano e i cori nel bridge sono davvero due perle che nessuno può dimenticare. HOW COME YOU DON'T CALL ME è una cover del famoso pezzo di Prince. La Keys gli rende giustizia e sforna un'ottima prova, sa far suo il pezzo con lodevoli spunti vocali da levare il fiato (in tutti i sensi). ROCK WITH U è un ottima canzone, base ritmata e scorrevole che ci porta ad un'altra chicca del disco: A WOMAN'S WORTH. Un pezzo femminista ma soprattutto femminile e assolutamente R&B. L'ultima canzone che mi sento di citare ed esaltare (senza nulla togliere alle altre) è GOODBYE, un intro orecchiabile e un beat che con trasporto arriva al ritornello e al bridge in cui esce la tristezza e una presa di coscienza su una storia ormai finita ma importante.


Quando ho comprato questo cd l'ho fatto senza essere sicura che poi avrebbe inaugurato la mia completa ammirazione per questa artista con la A nemmeno maiuscola, ma a caratteri cubitali. Trovo francamente difficile che qualcuno possa negare la sua bravura e il suo talento, se poi lo stile non è fra i favoriti posso anche capirlo, ma non credo ci sia qualcuno che non la conosce e che la apprezza. Non solo musicalmente, anche per una vita concentrata sulla musica e una vita privata che rispetta l'aggettivo. Una vita emotiva che esce fuori in ogni sua performance live, che ho avuto la fortuna di gustarmi e che non è stata rovinata da un'acustica non proprio felice.

martedì 9 ottobre 2007

METEORA (2003)


VOTO 3.5/5


LA MALINCONIA DIETRO LA RABBIA

Tre anni dopo l'esordio troviamo la rabbia creativa e vocale di CHESTER BENNIGTON più levigata, quasi come se aver portato in giro per concerti il primo disco sia stato come liberarsi da tutto il rancore che viveva in lui. Rancore che ancora c'è e che a sprazzi esce fuori, ma spesso viene mascherato da una malinconia più matura e forse più consapevole. METEORA segna la crescita del gruppo, anche se il peso sulle spalle del primo disco e la sua immediatezza che tanto lo avevano reso una novità da ricordare non è riuscito a perpetuarsi nel tempo. Una conseguenza ovvia, perchè col tempo si cresce e ciò che all'inizio è al top resta lì per molto tempo come indice di paragone che è davvero complicato raggiungere. I Linkin Park non sono riusciti ad arrivare in alto con la qualità, poichè stile e genere sono gli stessi, ma nei testi hanno scavato in una profondità più nascosta rispetto al semplice e rabbioso risentimento del primo album.


IL CD

Un breve INTRO che aumentando con il beat porta alla breve ma efficace DON'T STAY, che porta con sè dal primo album la rabbia di cui parlavo prima, ma poi SOMEWHERE I BELONG già mostra la piega che poi prenderanno i LP, con una base rock/pop e ritornello stra orecchiabile. LYING FROM YOU e HIT THE FLOOR lasciano spazio al rap di SHINODA, che aggiunge al beat movimentato un elemento in più: la grinta del flow e un duetto canto/parlato nei ritornelli, non proprio eccellenti.


EASIER TO RUN è la prima di quattro tracce che spiegano questo nuovo sentimento di tristezza e maturata angoscia che si espande grazie alla voce melodica e delicata di BENNIGTON, che non eccede mai in urli e strilli clamorosi ma che lascia una patina, un alone di amarezza. Le altre tre tracce che seguono questo stampo sono BREAKING THE HABIT, FROM THE INSIDE e NUMB, un singolo molto alla IN THE END ma ancora più pop del primo.


FAINT e FIGURE.09 sono strilla perdivoce e chitarre aggressive per gli ultimi spicchi di rabbia che il gruppo lascia ai fan, da godere più per questo che per una qualità che emerge nei pezzi, molto simili a ONE STEP CLOSER e BY MYSELF del disco d'esordio. NOBODY'S LISTENING è più uno spazio per il rapper SHINODA, ma mentre il suo flow e la sua metrica possono essere sufficienti e accettabili, il ritornello è decisamente da dimenticare, privo di originalità o passaggi memorabili.


Tutto sommato il primo lavoro è sempre il primo. Non mi stancherò mai di dirlo perchè è una verità che pochi riescono a confutare. Ciò non toglie che METEORA sia un buonissimo lavoro adatto ai fan dei LP di un tempo e preciso per chi ancora non si era convinto su di loro.

HYBRID THEORY (2000)


VOTO 4/5

HARD ROCK DA MILIONI DI COPIE

L'uscita di questo album è stata una novità energica nell'anno in cui il Pop esplodeva e si diffondeva contagiando tutti. C'era bisogno di qualcosa di contrapposto, di arrabbiato, ma allo stesso tempo abbastanza melodico da essere commerciale. Bersaglio principale l'adolescenza, quella arrabbiata e più debole e oppressa da una società con modelli sempre più perfetti e apparenti. Detto così i Linkin Park sembrano i nuovi Nirvana, ma non lo sono affatto. Il gruppo degli anni 90 aveva radicalmente cambiato la musica per sempre e dava voce ad un malessere più profondo e implicito rispetto alla rabbia ferita dei Linkin Park, musicalmente meno innovativi ma comunque portatori di un suono nuovo.


IL CD
Molte tracce di questo album d'esordio sono tremendamente energiche e cariche di rabbia e risentimento. PAPERCUT e ONE STEP CLOSER (primi singoli) sono due canzoni d'apertura perfette, la prima con la batteria che fa da preludio alla scarica elettrica della chitarra e il rap veloce e inquieto di SHINODA. Il ritornello di BENNINGTON fa subito intendere le sue doti vocali, ma ancora non sono espresse al massimo della forma. La seconda traccia segue la prima e il cantante urla uno SHUT UP finale graffiante e a pieni polmoni, tanto vuole farsi ascoltare.


WITH YOU è più Pop, come lo sarà POINTS OF AUTHORITY e la sesta traccia RUNAWAY, orecchiabili ma tematicamente sempre con un misto di malinconia, risentimento e malessere spirituale. CRAWLING è un altro singolo, con strofa calma e accompagnata dalla voce dolce di Bennington, che però sa alterarsi e cambiare totalmente umore nel refrain. BY MYSELF e FORGOTTEN sparano una dose di adrenalina pura, sempre con strofe più calme per poi scatenare l'inferno al ritornello e con dei Bridge in cui ci si chiede come non faccia la voce di Bennington a terminare o a causare un mal di gola.


IN THE END è l'ultimo singolo uscito e quello che li ha consacrati definitivamente agli occhi di chi magari apprezza più canzoni melodiche con ritmo meno aggressivo e un testo facilmente cantabile e orecchiabile. A PLACE FOR MY HEAD è del tutto trascinante, su un livello superiore rispetto alle altre tracce (esclusi singoli) con un rap rapido ma penetrante, ritornello azzeccato e un bridge assolutamente riuscito e capace di far saltare tutti e portarli a distruggere qualsiasi cosa capiti davanti. PUSHING ME AWAY è un degno finale, sulla linea di IN THE END per concludere un ottimo disco, pieno di trattenuta energia che trova in questa canzone un finale addolcito, ma sempre avvolto da un velo di malinconica solitudine.
Ottimo esordio, che ha lanciato questo gruppo in tutto il mondo, anche nell'estremo oriente dove i LP sono seguitissimi e molto imitati specialmente dai giovani giapponesi. Milioni di copie vendute sono solo la prova dell'energia rabbiosa che i LINKIN PARK hanno diffuso da sette anni a questa parte, ma non sempre un gruppo sa cambiare stile e genere senza causare scontenti e storte di bocca, ma di questo parlerò nella recensione del loro ultimo album.

lunedì 8 ottobre 2007

JUSTIFIED (2002)


VOTO 3.5/5


L'ESORDIO DEL NUOVO RE DEL POP

Era chiaro dai tempi di Pop degli N'Sync che Justin Timberlake era l'unico del gruppo ad avere un futuro da leader. Ogni canzone del gruppo, ogni performance ed ogni video lo vedevano eccellere in carisma, personalità e pradonanza di corpo e palco. Così fece la scelta ovvia, quella di intraprendere la carriera da solista, ma non come prova, lui già sapeva che doveva uscire con un disco fresco e nuovo per poter continuare la strada del successo da solo. JUSTFIED è la prova che Timberlake era troppo già da sè per continuare a stare in un gruppo. Avere un certo Pharell Williams che ci mette del suo nel flow e nello stile nelle canzoni che sono ormai hit indiscusse e quel funky-hip hop è di certo un aiuto più che percettibile. Se poi anche Timbaland ci mette del suo in CRY ME A RIVER vuol dire che tutti sapevano che Timberlake sarebbe andato dritto al centro del bersaglio della fama. Se TRL ha interrotto il traffico a Times Square per la sua performance live significa che il ragazzino diventerà un'icona.


IL CD

Si parte con la presentazione di Pharell Williams che introduce SENORITA e la voce calda e sensuale di Timberlake accompagnata da un ritmo lento ma cadenzato.

LIKE I LOVE YOU è il primo singolo, la hit mondiale, la consacrazione nel mondo della musica e in quella della danza, con video e coreografia alla Micheal Jackson ma con uno stile personale e perfetto per il beat trascinante. (OH NO) WHAT YOU GOT anticipa un po' le collaborazioni successive con Timbaland anche se non si allontana dallo stile Neptunes.

TAKE IT FROM HERE è una tenera dichiarazione d'amore che però non ha un qualcosa di particolarmente esaltante. Azzeccata la melodia della strofa, poco più. CRY ME A RIVER è la perla del cd, talmente mediatica, musicalmente trascinante e coinvolgente da non poter non essere il singolo che tutte le fans e i media volevano. L'allusione (confermata dal diretto interessato) alla storia finita male con l'altra pop star, ora in caduta libera, Britney Spears è solo uno degli ingredienti fondamentali per la riuscita del pezzo. E il video parla da solo. Chissà se Timberlake ha davvero sofferto così, ma alle fan piace pensare che sia così e tutto ciò porta vantaggi a lui ma anche alla Spears dei bei tempi.


ROCK YOUR BODY è ancora una bella traccia, da ballare in discoteca e che ti fa venire voglia di imparare le movenze di Timberlake, ma poi ci si rende conto che lui riesce a fare suo ogni movimento. NOTHIN' ELSE parte con la voce sempre più calda e il ritmo sensuale, ma cinque minuti sono davvero troppi per reggerla tutta. LAST NIGHT è così da NERD che ti dispiace quasi non sentire la voce di Williams, ma poi questo desiderio ti passa e così anche la canzone, piacevole e leggere. STILL ON MY BRAIN come NEVER AGAIN è così dolce da stuccare e caricarti lo stomaco, ma diciamo che sarebbe stato un rischio allontanarsi troppo dall'immagine di bravo ragazzo vista con gli N'Sync.


(AND SHE SAID) TAKE ME NOW vede ancora la collaborazione di Timbaland e si accosta a RIGHT FOR ME, con ritmi ballabili e che lasciano intravedere uno stile più sensuale e più vicino al Timberlake di adesso. Niente di nuovo con LET'S TAKE A RIDE, carino l'inizio ma poi il ritmo è lo stesso e forse appesantisce il cd. La bonus track WORTHY OF è tranquilla e molto molto pop, come parte del cd.


Se si levano i singoli l'album sarebbe potuto essere adatto a JESSE MCCARTNEY, ma la musica non è tutto, ci vogliono anche personalità e magari doti da ballerino che per il momento solo Timberlake sa offrire. Un signor esordio che è stato una non rischiosa marcia verso l'attuale successo planetario del ragazzino cresciuto a Memphis.
SOTTO LA PERFORMANCE LIVE DI CRY ME A RIVER AI BILLBOARD MUSIC AWARDS 2003.




sabato 6 ottobre 2007

LA FINESTRA (2006)


VOTO 3.5/5


L'ALBUM DELLA MATURITA'

Molti affermano che il primo cd dei Negramaro MENTRE TUTTO SCORRE sia migliore di questo secondo album. Io mi sento di uscire dal coro e dico che LA FINESTRA è un evidente passo avanti nella maturazione del gruppo e una conferma del talento della band salentina. La differenza sostanziale è che nel primo lavoro molti pezzi non sono incisivi e si ripetono fra loro senza particolari suggestioni., in questo secondo album c'è più di un qualcosa di nuovo.

Si parte con LA DISTRAZIONE, che propone un testo forse banale e stereotipato, ma ricco di doppi sensi e con un'energia rock che trasporta in un bridge che entra in testa e che dal vivo non può non far saltare e cantare. GIULIANO POI STA MALE come PARLAMI D'AMORE sono leggere e innocue, la seconda ha invaso radio e tv e sta assillando con il suo orecchiabile pop movimentato e il testo spaventosamente banale. UN PASSO INDIETRO è il tipico lento-veloce romantico e malinconico, abbastanza diretto considerando l'implicità e lo stile ermetico del leader Giuliano Sangiorgi. Il secondo singolo L'IMMENSO è la vera novità del disco, insieme a LA FINESTRA. Un suono nuovo e testi poetici, ma con frasi alla TRE METRI SOPRA IL CIELO che difficilmente le ragazzine dimenticano, come "se potessi far tornare indietro il mondo farei tornare poi senz'altro te" e "se ti porti dietro il mondo porta dietro pure me". Queste due tracce sono meno commerciali ma sempre orecchiabili dopo alcuni ascolti.
QUEL POSTO CHE NON C'E' spicca su tutte insieme a CADE LA PIOGGIA. Se la prima offre un piano e una voce passionale, la seconda vanta la collaborazione di JOVANOTTI che in un cinquanta secondi riassume e spiega poeticamente la ballata di Sangiorgi. NEANCHE IL MARE ricorda in ritmo FIGLI DELLE STELLE di Alan Sorrenti, E RUBERO' LA LUNA emula con la chitarra elettrica il rock anni 70. VIA LE MANI DAGLI OCCHI è energica, contraddittoria e diretta, con un finale musicale aggressivo. Personalemente le tracce potevano finire con UNA VOLTA TANTO (CANZONE PER ME), che segue la linea di UN PASSO INDIETRO e che sarebbe stata un'ottima chiusura. Ma la track list vede ancora due pezzi, RICORDATI DI ME e E' COSI', pezzi passabili ma che non aggiungono niente all'album, anzi forse lo appesantiscono un po'.


Diciamo che il ritorno dei Negramaro non ha deluso ed è tutto sommato una buona speranza da coltivare per un futuro roseo per i gruppi italiani di buon livello che non riescono ad emergere poichè messi in ombra da solisti sempre più scopiazzati e banali. E' vero che i Negramaro hanno dovuto adottare uno stile più commerciale per poter sfondare, ma la bravura c'è e visto che i compromessi ormai sono d'obbligo per farsi notare nell'industria musicale italiana, loro hanno giocato la loro carta, ma l'hanno saputo fare in un ambiente che non sa proporre niente di innovativo e fra i più scadenti d'Europa.

venerdì 5 ottobre 2007

INSIDE IN INSIDE OUT (2006)






VOTO 3.5/5





UN NUOVO INDIE POP


Se vogliamo scovare gruppi o cantanti emergenti, che evadino un po' dal confine della musica di oggi, bisogna per forza andare oltre manica. Nel Regno Unito stanno nascendo nuovi talenti non influenzati troppo dalle mode americane. Fra queste novità ci sono i THE KOOKS, quattro ragazzi di Brighton, cittadina che si affaccia proprio sulla manica. Il loro stile Indie e l'accento molto british, quindi molto affascinante, hanno davvero portato una ventata di freschezza nell'etere con il loro album d'esordio INSIDE IN INSIDE OUT. A vederli hanno l'aria di rockettari anni settanta, con pantaloni stretti, stivali, cappelli e capelli lunghi a coprire il viso.

Se ascoltiamo la loro musica troviamo una perfetta fusione di Indie Rock e Pop, per questo INDIE POP. Non cadono troppo nelle etichette e creano melodie e testi leggeri ma che evidenziano le loro capacità musicali con assoli di chitarra avvincenti che regalano spensieratezza.

IL CD

L'inizio soft e orecchiabile di SEASIDE ci addolcisce con la calda voce del cantante/chitarrista LUKE PRITCHARD, ma poi SEE THE WORLD attacca con il riff di chitarra elettrica e poi scivola via velocemente e allegramente fino a SOFA SONG, ritmato pezzo che stupisce per la sua semplicità. EDDIE'S GUN calca lo stile THE KOOKS e parla di masturbazione, tema che insieme a sesso e ragazze riempe questo disco senza troppa frivolezza, ma con l'interesse che certi temi hanno per ragazzi di ventanni. OOH LA (terzo singolo) è tutto chitarra e melodia. Si deve sottolineare la sua immediatezza, con una strofa tranquilla ed un azzeccato ritornello senza sfuggire mai all'orecchio degli ascoltatori o stancare.


YOU DON'T LOVE ME come IF ONLY sono i più Indie Rock del disco, anche se forse la seconda canzone esce fuori un po' caotica e confusionaria. SHE MOVES IN HER OWN WAY e NAIVE, rispettivamente secondo e primo singolo, sono l'essenza dei THE KOOKS. Pezzi stra orecchiabili ma che non stufano e che hanno nei ritornelli il loro punto forte, anche se NAIVE è davvero geniale ed è la vera hit dell'album. MATCH BOX parte ritmata ma tranquilla per poi scatenarsi e far scatenare al ritornello, che quasi si potrebbe ballare con un twist (nei casi rari in cui uno abbia questo slancio fisico). Nel pezzo emerge un bridge addolcito dalla voce di Pritchard e quasi romantico, ma sempre abbastanza trasandata da essere Indie. I WANT YOU BACK è una "ballata" di ottimo livello, la colonna sonora di chi è stato lasciato ma ancora non si rassegna. JACKIE BIG TITS è semplice ed immediata, parla di un amore a distanza che però viene caricato di importanza da lei, mentre lui la vive con leggerezza.
Quando ho ascoltato le ultime due canzoni ho capito che il talento emergente dei THE KOOKS va curato e c oltivato perchè possono fare ottime cose. TIME AWAITS parte con chitarra e voci che si alzano e si abbassano ritmate a dovere dalla batteria. GOT NO LOVE è il finale perfetto, quello che in molti cd manca. Un beat cadenzato e la voce che gioca sulla tranquillità, con l'accompagnamento della chitarra. "YOU AIN'T GOT NO LOVE TODAY" lascia un senso di apatia ma poi la pace della voce di Pritchard che ripete "DON'T LET THEM BRING YOU DOWN" regala un conforto che fa sperare e che termina con la voce allungata da un eco distorto.

E' chiaro che questo cd non passerà alla storia, ma almeno ha portato giovinezza, allegria e una leggerezza innovativa che in questo momento non è presente se si accende la radio. Tutto questo è maggiormente positivo grazie allo stile dei KOOKS, che rendono semplice la loro musica con veloci assoli di chitarra che si incrociano e giochi di voci su testi non impegnati. Direi che questo album è perfetto per infondere allegria o per allietare una giornata grigia.
SOTTO POTETE GUSTARVI LA COVER CRAZY E OOH LA CANTATI LUNGA UNA VIA DI PARIGI.







giovedì 4 ottobre 2007

LE VERITA' NASCOSTE (2007)



VOTO 3/5





IL TALENTO DI NESLI, IL CD


Nesli si meritava da tempo una major, perchè lui le basi se le crea e se le canta. Possibilità avuta, risultato buono. Ascoltando pezzo per pezzo questo lavoro si capisce che Nesli ha talento, ma che gli serve tempo per poter un giorno non rendere pesanti quindici canzoni. I singoli usciti RIOT, NESLI PARK e CON ME NON CI PARLI MAI sono nel complesso anche fra i pezzi più diretti e di livello. Le canzoni di questo album sono ben preparate e i ritornelli sono sullo stampo americano ma non per questo da criticare negativamente, anzi posso dire tranquillamente che tutti, pezzo per pezzo, entrano in testa senza assomigliarsi troppo. MI FAMILIA ha un testo molto personale ma con il quale molti giovani possono identificarsi. AMICI NON NE HO è forse troppo somigliante a WHATCHA GONNA DO di TUPAC, ma poi la strofa è aggressiva e si stacca un po' dalla canzone del rappar americano. IN UN SOFFIO e COME VIENE VIENE passano pesantemente per le basi forse troppo calcate e lente e un testo banale. Tornando al discorso dell'essere diretti e incidere con poche rime, un esempio è FRATELLI BANDIERA, in cui Nesli riesce ad essere chiaro e orecchiabile, ma è il fratello FABRI FIBRA che emerge con rime taglienti e dritte al bersaglio. Chiaramente non devono fare lo stesso rap, ma mentre Nesli può annoiare mettendo in metrica la sua vita, Fabri Fibra riesce a fare lo stesso provocando, ironizzando macabramente e soprattutto con un autoironia spiazzante. Di nuovo stile USA in UNA MALATTIA con un testo realistico ma come dicevo prima difficile da ascoltare con attenzione fino alla fine, almeno il ritornello aiuta ad alleggerire la canzone. TU NON RIESCI A DIRE NO è una specie di inno alla vita e un consiglio per il giovane che vive situazioni difficili. Apprezzabile l'intro di UN GIORNO QUALUNQUE, ma lo stile made in USA comincia a diventare pesante e anche le rime iniziano ad entrare con difficoltà in testa. NON FAI PER ME è aggressiva ma troppo simile a RIOT, poi si arriva faticosamente alla fine con ANCORA IN PIEDI e COME SEI. Infine SLAM conclude il disco con un bel giro di piano e un inizio parlato che ricorda troppo Jovanotti, ma che poi parte velocemente in una metrica spedita e incisiva lasciando un velo malinconia melodica.

Forse il voto iniziale non sembra rispecchiare quello che ho scritto in seguito, ma diciamo che mezzo voto è un incoraggiamento a continuare per questa strada. Nesli ha davvero molto talento, che in questo disco non è sfruttato appieno ma che vede ancora margini di crescita non sempre possibili. Forse nel prossimo lavoro dovrebbe aumentare le collaborazioni, fare anche canzoni più leggere non solo musicalmente ma anche tematicamente. Nel campo dell'hip hop e del rap più si fanno esperienze più si cresce, e Nesli è giovane e può migliorare sicuramente.
SOTTO TROVATE IL VIDEO DELL'ULTIMO SINGLO "CON ME NON CI PARLI MAI" feat. ROMINA FALCONI


IT WON'T BE SOON BEFORE LONG (2007)

VOTO 2.5/5

SECONDO ALBUM, MEGLIO IL PRIMO

Ecco a voi l'esempio perfetto di industria musicale americana del momento. I Maroon 5 rappresentano la categoria rock/pop dello showbiz, non della buona musica. Almeno per quello che riguarda questo cd. Ed è un peccato.

Dopo un buonissimo album d'esordio, SONGS ABOUT JANE che sottolineava le capacità vocali dell'head liner Adam Levine e del resto della band, ci ritroviamo un cd appena sufficiente, al di sotto delle aspettative, troppo omogeneo e frutto di interessi economici più che qualitativi. Un pop/rock ispirato agli anni 80 (come ha dichiarato Levine), ma che in realtà sforna canzonette per ragazzine da ritmi francamente troppo orecchiabili. Il primo lavoro è sempre il primo, ma nonostante i temi dei pezzi siano gli stessi (cuori infranti, amori passionali, tradimenti e via dicendo) almeno le musiche erano nettamente di un livello superiore e quasi quasi sfioravano un soul leggero da sottofondo. Questo secondo album è ottimo per vendere milioni di dischi e fare soldi, ma rovina decisamente le qualità del primo, che avevano lasciato una speranza per la musica americana, ora del tutto infranta.


IL CD
Si salvano pochi pezzi, fra cui il primo IF I NEVER SEE YOUR FACE AGAIN e il primo singolo MAKES ME WONDER. Sono tipici brani d'apertura che ricordano leggermente i singoli passati, con in più tastiere elettroniche che elevano i pezzi ad un livello Pop esagerato. LITTLE OF YOUR TIME è un breve ma energico componimento del lead singer Levine. Molto incisivo, forse gli unici due minuti davvero movimentati di tutto il cd. WAKE UP CALL (secondo singolo) e CAN'T STOP sono similari e rappresentano il nuovo "non" stile del gruppo. WON'T GO HOME WITHOUT YOU è così pop da infastidire e sarebbe calzata a pennello se fosse stata cantata dai Backstreet Boys. NOTHING LASTS FOREVER e GOODNIGHT GOODNIGHT si salvano se non altro perchè sono ballabili e orecchiabili senza scadere troppo nel lamentoso. La prima canzone riprende il ritornello di HEARD'EM SAY di Kanye West che ha appunto visto la collaborazione di Levine. La seconda è un pezzo alla SHE WILL BE LOVED che sarebbe un perfetto terzo singolo. NOT FALLING APART è appena sufficiente, ricorda troppo I'LL BE MISSING YOU di P Diddy e KIWI è una grottesca e mal riuscita emulazione di Prince. Queste sono le due canzoni che fanno toccare il livello più basso dell'album. BETTER THAT WE BREAK sarebbe perfetta come colonna sonora per film o serie televisiva e BACK AT YOUR DOOR esce un po' dagli schemi pop, ma non è poi un gran rischio e viene rovinata dalla Bonus Track INFATUATION che a dirla tutta, non aggiunge nè toglie niente al lavoro, anzi sembra quasi lì messa per far numero.
Se dovessi scegliere tre parole per questo lavoro, direi amaramente che si tratta di una delusione sospettata e ripagata.

FUTURE SEX/LOVE SOUNDS (2007)





VOTO 4.5/5








JUSTIN&TIMBALAND

Se dovessi usare una parola per il nuovo e tanto atteso (pure troppo) ritorno di Justin Timberlake, opterei per eclettico. Si parte dal Funky, passando per l'Hip Hop, l'R&B, la Disco fino al consueto Pop, tutto influenzato da un Urban Sound che ultimamente regna negli States, grazie anche all'esplosione di Tim Mosley, conosciuto come Timbaland. E non può non "saltare" all'orecchio lo stile e la mano del famoso produttore alias collaboratore alias comparsa in molti video musicali. Ormai è una moda chiedere il suo "aiuto" e per ora sembra non abbia stancato...


Lui e Justin sono per il momento una cosa sola. Timberlake non può fare a meno di Timbaland e Timbo (così soprannominato) di Mister Tennessee perchè è ormai un'icona del Pop e più che una vetrina che rende "succulenti" è un lascia passare per il successo immediato. Una coppia artistica che quasi eguaglia quelle sentimentali del gossip (vedi Brangelina e soci), ma che in cambio arricchisce gli appassionati di musica e soprattutto le tasche dei diretti interessati.


IL CD

FUTURE SEX/LOVE SOUND è talmente ben fatto che dopo più ascolti ti fa storcere il naso da quanto è perfetto: nessuna sbavatura, nessun imprevisto. Tutto regolarmente studiato nei minimi particolari, come suol essere il business americano. Chi lo trova ripetitivo nello stile o nelle basi non può essere biasimato, ma ogni canzone in realtà ha delle sfumature che appunto riempono appieno il titolo del lavoro. Pensare che è solo il secondo lavoro da solista di Timberlake fa sorridere perchè ormai sembra un veterano del campo e il successo planetario del disco ne è la conferma. Spesso il secondo lavoro, se si allontana dal primo, può lasciare interdetti, ma questo è uno dei pochi casi in cui la scelta è stata azzeccata e addirittura il secondo lavoro sorpassa il primo in aspettative e vendite.


La canzone che apre la pista alle restanti undici è omonima al titolo dell'album e mette subito in chiaro le intenzioni dei due Timb, cioè aprire un nuovo archivio della musica definita erotica/sexy. Il primo pezzo rispecchia più il Future Sex che il Love Suond, ma non è niente male. Appena termina la musica parte SEXY BACK, primo singolo e pezzo molto da discoteca e ad un primo ascolto non molto orecchiabile, ma poi quel "go and be gone with it" entra in testa e da quel momento non è poi male come traccia, peccato per il video musicale, poteva essere fatto meglio. SEXY LADIES valorizza la parte cantata grazie ad un'ottima base, che tocca vette funky nel ritornello e nel bridge che poi sfumano nel LET ME TALK TO YOU che fa da anticamera stilisticamente perfetta al secondo singolo, MY LOVE. Ecco che allora torna il Timberlake che tutti aspettavano, melodico e danzante in un video all'altezza della situazione e del pezzo. La collaborazione di T.I. calza con la base hip/pop di Timbaland e fa del pezzo quello più commerciale senza però cadere nel banale o monotono. LOVE STONED/I THINK THAT SHE KNOWS (quarto singolo) è decisamente Funky Funky Funky e potrei anche terminare così la recensione del brano. Aggiungo solo che l'interlude successivo creal la giusta atmosfera per il terzo singolo estratto dall'album. WHAT GOES AROUND...COMES AROUND è la ballata perfetta alla Timberlake, che parla di Karma, tema assolutamente fondamentale nella cultura americana. Lo stile R&B/Pop tocca il suo apice con l'enterlude che con i cori di Timbaland e il "I thought I told ya, hey" di Timberlake rendono giustizia a tutti i cuori infranti dal tradimento. Vieo che vede la partecipazione di Scarlett Joahnsonn e forse troppo Hollywoodiano.


CHOP ME UP si allontana un po' da Timberlake e si avvicina di più allo stile Timbaland, ma il nuovo re del pop riesce comunque a dire la sua con la prima strofa e il ritornello, lasciando poi lo spazio alle collaborazioni e ai Three 6 Mafia che non mi impressionano particolarmente.

DAMN GIRL e SUMMER LOVE sono gli ultimi pezzi funky, dance, pop che movimentano il disco. La prima vede la superba collaborazione di Will I Am che sforna una base alla Prince e che fa spremere Timberlake con acuti degni di nota. La seconda è personalmente una delle migliori. Orecchiabile, ballabile, semplice e con un bridge delicato da perfetto ex N'Sync. SET THE MOOD non mi ha colpito e francamente è un po' troppo lungo.

Gli ultimi tre pezzi sono le ballate per antonomasia e vedono un Timberlake migliorato vocalmente e con più personalità anche quando canta i pezzi dal vivo. Forse LOSING MY WAY è tematicamente fuori dalla linea dell'album, ma il coro gospel alla fine rende giustizia al pezzo.

Insomma, non devo dirlo io che Justin Timberlake è il nuovo re del pop e del business americano. Pluripremiato, di nuovo single, one man show, ballerino e adesso anche un buon tastierista e chitarrista, che altro può fare per superarsi? Aspettiamo il prossimo lavoro, chissà fra quanto, con curiosità soprattutto perchè dopo un lavoro così ricco e perfetto, come può ancora rinnovare la sua immagine?